Busto a Sinistra

uguaglianza, salute, ambiente, partecipazione, trasparenza

Asili nido: no alla privatizzazione

 

BaS lancia l’allarme

Uno degli effetti più nefasti, a livello locale, dell’ideologia neoliberista, imperante dagli anni ’80, è la privatizzazione dei servizi.

Si vuole far credere che la gestione da parte dei privati sia più efficiente e meno dispendiosa di quella pubblica.

In realtà i risparmi sono tutti da dimostrare, e se ci sono vanno a scapito della qualità del servizio e delle condizioni di lavoratrici e lavoratori che, alle dipendenze di privati, hanno spesso trattamenti economici e soprattutto diritti inferiori a quelli dei dipendenti pubblici.

I buchi finanziari non sono certo generati dal pagamento degli stipendi di lavoratrici e lavoratori pubblici, ma semmai dalle pretese del potere dominante che, mentre propaganda le presunte virtù del privato, succhia come una sanguisuga risorse dai bilanci pubblici e dalle tasche di cittadine e cittadini allo scopo di generare profitto e riprodursi.

A Busto Arsizio il processo di privatizzazione degli asili nido comunali, fiore all’occhiello della città, è già in corso: dall’anno scolastico 2010/11 il Nido Speranza, dopo la ristrutturazione, è stato affidato a una cooperativa.

Inoltre dall’anno scolastico 2013/14 è stato chiuso il nido Comerio, prendendo a pretesto la diminuzione delle richieste di iscrizione.

Non è stato però considerato il fatto che, con le attuali tariffe, mandare un figlio al nido equivale a pagare un mutuo.

Non sono previste sufficienti agevolazioni per le famiglie con redditi medio-bassi, quindi chi non può permettersi questo lusso è costretto a cercare altre soluzioni.

BaS esprime grande preoccupazione per la privatizzazione in atto che riguarda, oltre ai nidi, anche il servizio cucina nelle strutture educative comunali.

In questo modo si rischia di dilapidare un patrimonio di esperienze e di competenze accumulate in decenni di attività, che bisogna invece salvaguardare e consegnare alle generazioni future.

Nel nuovo Statuto Comunale, recentemente approvato dal consiglio comunale, è stato sancito il principio che il comune debba astenersi dall’assumere servizi che possano essere svolti da altri, e la maggioranza di centro-destra ha votato contro un emendamento (presentato da Manifattura Cittadina e SEL) che andava invece nella direzione di impedire ulteriori privatizzazioni.

BaS teme che il personale educativo che, già da quest’anno, andrà in pensione, non sarà sostituito con nuove assunzioni, allo scopo di procedere alla chiusura di altri nidi comunali, lasciando spazio a strutture private.

BaS vuole chiarezza sulla gestione del personale comunale addetto al servizio cucina, perché i posti vacanti vanno coperti con nuove assunzioni e, se è vero che alcuni dipendenti svolgono mansioni superiori al proprio inquadramento, ciò può avvenire solo temporaneamente e con garanzia del riconoscimento economico previsto dal contratto.

BaS è contraria all’esternalizzazione dei servizi, e in ogni caso chiede garanzie sui controlli della qualità dei servizi appaltati.

Per queste ragioni BaS ha presentato, tramite il consigliere comunale Alberto Rossi, un’interrogazione in consiglio comunale sul tema.

TESTO INTERROGAZIONE IN CONSIGLIO COMUNALE
Interrogazione con risposta in Consiglio Comunale durante il “periodo delle interrogazioni” su “Nidi comunali e servizio cucina nelle strutture socio-educative”

Premesso che:

il nido Speranza, dopo la ristrutturazione, invece che essere riaperto con personale comunale, è stato affidato prima mediante convenzione (dall’a.s. 2010/11) e poi mediante concessione (dall’a.s. 2014/15) ad una cooperativa;
al termine dell’anno scolastico 2013/14 è stato chiuso l’asilo nido Comerio;
il personale educativo comunale ivi impiegato che non è andato in pensione è stato completamente reimpiegato in altre strutture educative comunali;
diverse educatrici sono prossime alla pensione, e i primi pensionamenti sono previsti già da quest’anno;
riguardo al servizio cucina, sembrerebbe che in alcuni nidi comunali personale comunale inquadrato come “aiuto cuoco” svolga da mesi o da anni le mansioni di “cuoco”;
il personale comunale addetto al servizio cucina nelle strutture socio-educative non è sufficiente, ragion per cui in diverse situazioni si fa ricorso a personale di cooperative, che viene impiegato anche per le sostituzioni;
Considerato che:

Il patrimonio di esperienza accumulato dal personale comunale impiegato nei servizi socio-educativi è alla base della qualità del servizio offerto, e merita pertanto di essere salvaguardato;
secondo il contratto di lavoro vigente il personale comunale “può svolgere mansioni superiori al proprio inquadramento per non più di sei mesi, prorogabili fino a dodici qualora siano state avviate le procedure per la copertura del posto vacante”, fermo restando il corrispondente trattamento economico;
Si interroga in Consiglio Comunale il Sindaco e la Giunta per sapere:

Se e in che modo l’amministrazione pensa di garantire nel futuro il personale educativo necessario al mantenimento della gestione comunale degli asili nido e delle scuole dell’infanzia, anche dopo i prossimi pensionamenti;
Se e in che modo l’amministrazione intende assicurare il personale comunale necessario all’erogazione del servizio cucina nelle strutture educative, con inquadramento corrispondente al ruolo ricoperto, evitando l’ulteriore esternalizzazione;
Se al personale inquadrato come “aiuto cuoco” che svolge le mansioni di “cuoco” è riconosciuto il trattamento economico corrispondente alle mansioni superiori;
In che modo il comune controlla le qualifiche del personale addetto al servizio cucina fornito dalle cooperative.

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Questa voce è stata pubblicata il 20 marzo 2016 da in Senza categoria.
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