Busto a Sinistra

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SOCEBA chiede il comune concede

 

Non si fa più il parcheggio sotterraneo in piazza Vittorio Emanuele. E questo è un bene.

Ma chi ripagherà la collettività, a cui dal 2010 è stato sottratto una spazio di alto valore emozionale, dai costi diretti e indiretti derivanti dall’occupazione dell’intera piazza ? E perché le spese per il ripristino della piazza non vengono addebitate alla società costruttrice?

Da dove viene questo cambio di rotta dell’amministrazione Farioli-Reguzzoni?

Dall’asservimento agli interessi dei privati che stanno realizzando il piano di piazza Vittorio Emanuele (SOCEBA), i cui attuali soci di maggioranza -apprendiamo oggi con estrema preoccupazione- sarebbero coinvolti in indagini giudiziarie relative a ipotesi di riciclaggio e frode fiscale nella costruzione di un centro commerciale ad Afragola (NA).

E’ stato sufficiente che SOCEBA sollevasse, nel 2014, a quattro anni dalla firma della convenzione urbanistica e a tre dalla posa della prima pietra da parte del candidato sindaco Farioli, dei problemi “tecnici” ostativi (rischio di compromissione di palazzo Marliani-Cicogna, difficoltà di spostamento delle reti sotterranee, ecc.) per convincere l’amministrazione comunale a rinunciare al parcheggio sotterraneo.

Quello che 5018 cittadine e cittadini residenti in città, pari all’88,4% dei votanti, non sono riusciti ad ottenere esprimendosi contro il parcheggio sotterraneo nel referendum consultivo del maggio 2007, l’ha ottenuto oggi SOCEBA in un batter d’occhio.

L’amministrazione Farioli-Reguzzoni se n’era infischiata, nel dicembre 2008, delle osservazioni di cittadine e cittadini al Programma integrato di intervento. Oggi invece alcune di quelle argomentazioni, per esempio il rischio di compromissione di Palazzo Cicogna o i vincoli posti alla riqualificazione della piazza dalla presenza delle griglie di aerazione del parcheggio sotterraneo, che SOCEBA ha usato per giungere a nuovi accordi con l’amministrazione, vengono supinamente accolte e prontamente trascritte nella delibera comunale.

Per chiudere il quadro, l’amministrazione Farioli-Reguzzoni rinuncia al 1,4 milioni di euro che SOCEBA avrebbe dovuto versare al comune per mancata cessione delle aree a standard, scrivendo che alla base delle ragioni che sostengono il ricorso di SOCEBA di fronte al TAR Lombardia c’è una contraddizione tra gli articoli 5 e 7 della convenzione urbanistica firmata nel 2010. Superficialità dell’amministrazione, incompetenza o cos’altro?

Detto questo, le nuove previsioni del Programma Integrato di Intervento sono discutibili sotto diversi aspetti. Perciò BaS ha protocollato, in data 4 gennaio 2015, le proprie osservazioni, auspicando che questa volta siano prese nella dovuta considerazione.

Ecco, nella sostanza, i principali rilievi di BaS:

– poiché non è stato acquisito il parere obbligatorio della Commissione per il Paesaggio, l’atto di adozione del nuovo piano è da considerarsi nullo;

– il nuovo piano propone interventi su edifici di pregio storico-architettonico di notevole interesse per la collettività, quali l’ex carcere e il “Conventino”, senza averne definito una chiara finalizzazione funzionale e in assenza di un’adeguata valutazione dello stato di fatto, elementi fondamentali per un serio progetto di restauro;

– la stima delle spese previste è condotta con modalità inaccettabili al punto che se un imprenditore dovesse presentare un preventivo redatto con gli stessi criteri a una cittadina o a un cittadino per la ristrutturazione della propria abitazione, con ogni probabilità il proponente verrebbe messo alla porta;

– non è interesse della collettività affidare al privato la realizzazione o l’appalto delle opere, come previsto nella nuova convenzione.

Tutto ciò premesso, BaS richiede:

– che la pedonalizzazione sia estesa all’intera piazza, dove va riposizionato il monumento ai caduti a spese di SOCEBA;

– che l’operatore privato versi interamente gli importi dovuti all’amministrazione comunale, che avrà in questo modo un controllo diretto sulla progettazione, l’affidamento e la realizzazione degli interventi;

– che sia avviato un percorso partecipativo, anche attraverso l’indizione di concorsi pubblici, al fine di pervenire alla progettazione di opere che garantiscano la tutela del patrimonio storico-culturale e del paesaggio e siano rispondenti a bisogni chiaramente espressi e definiti;

– che le aree di uso pubblico siano accessibili in ogni momento e che la loro manutenzione straordinaria resti in carico al privato e non passi in carico al comune dopo tre anni dalla data di consegna (come prevede la nuova convenzione proposta).

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Questa voce è stata pubblicata il 4 gennaio 2016 da in Senza categoria.
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