Busto a Sinistra

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Piano di Recupero Ex Borri

Di seguito sono riportate le osservazioni che abbiamo protocollato in comune per il Piano di Recupero dell’Ex Calzaturificio Borri.

ADOZIONE DEL PIANO DI RECUPERO DI INIZIATIVA PUBBLICA RELATIVO ALL’AMBITO DI RIORGANIZZAZIONE DELLA CITTA’ ESISTENTE N.° 2 “EX CALZATURIFICIO BORRI”, SITO TRA VIALE DUCA D’AOSTA, VIA GENERAL BIANCARDI E VIA PISACANE AI SENSI DELLA L.R. 12/2005 E S.M.I.

OSSERVAZIONI/OPPOSIZIONI

Con la presente, in merito al Piano di Recupero avente ad oggetto l’Ambito di riorganizzazione della città esistente n.° 2 “Ex Calzaturificio Borri”, si intende far presente quanto segue:

1 – Parere della Commissione Paesaggio.

Ai sensi dell’art. 3 comma 2 del Regolamento Consiglio Comunale del 30.03.2015, si prevede che il Piano sia sottoposto per parere alla Commissione Paesaggio.

Tale parere obbligatorio non è presente negli elaborati allegati alla Delibera in oggetto.

Questa mancanza, oltrechè rendere di fatto nullo l’atto deliberativo, è gravemente lacunosa in quanto mancante di indicazioni qualitative su aree ed immobili di particolare pregio e valore storico per il contesto cittadino.

Per inciso, fra l’altro, si fa presente che gli importi citati in Delibera di € 12.000 ed € 18.500 vanno corretti presuntivamente in € 12.000.000 ed € 18.500.000.

2 – Conservazione della memoria storica.

Come riportato esplicitamente nel PGT (Scheda Ambito 2 “Ex Calzaturificio Borri” datata novembre 2015), l’obiettivo dovrebbe essere il seguente:

L’intervento si propone di riorganizzare e riqualificare un’area strategica dismessa e collocata a ridosso del centro storico di Busto Arsizio, mediante un insieme organico di interventi di riorganizzazione e riqualificazione urbanistica, ambientale e funzionale di una porzione di tessuto storico della città.

Gli interventi di trasformazione dovranno comunque essere orientati alla tutela degli elementi architettonici e tipologici di valore storico e mnemonico (archeologia industriale) e al completamento dell’offerta di servizi di interesse pubblico”.

Obiettivo già almeno in parte non raggiunto – demandandolo ad una eccessiva discrezionalità – grazie alle prescrizioni subito seguenti dell’articolo 2, ove si evince che:

In coerenza con le politiche di valorizzazione delle archeologie industriali adottate per le zone C2, è possibile applicare un meccanismo premiale per il mantenimento delle strutture esistenti non oggetto di vincolo specifico, come definito all’interno del Piano delle Regole, ovvero la possibilità di mantenere parte o tutta la volumetria in caso di riuso delle strutture esistenti”.

Per quanto riguarda l’edificio denominato “A” (il vero e proprio Calzaturificio Borri), si ritiene che non solo la porzione su via Duca d’Aosta (la porzione “A1”, come indicato nella Tav. 4 “Area di intervento e sistemi funzionali”) sia l’unico elemento degno di essere conservato ma che anche i “capannoni” che la bozza di progetto ritiene di dover demolire (peraltro la più parte del fabbricato) siano permeati da un valore storico significativo e possano almeno mantenere la loro struttura formale-architettonica (con le colonne in ghisa, gli shed, …).

Oltretutto come indicato nel Verbale di deliberazione (vedi pag. 6): “per ciò che riguarda il Comparto B (privato) per il quale le indicazioni riportate negli elaborati di progetto consistono nell’individuazione di un’area all’interno della quale realizzare gli interventi edilizi (definita come “area di massimo ingombro dell’edificio privato”), le ipotesi operative previste sono regolamentate nella normativa tecnica del PdR e contemplano sia la possibilità del riutilizzo dei fabbricati esistenti, sia la possibile costruzione di nuovi organismi edilizi a seguito di un intervento di demolizione totale o parziale degli edifici ora presenti”.

Soluzione, quest’ultima ben lontana da un recupero, che prefigurerebbe la completa perdita della memoria e del valore storico degli immobili (ex Cotonificio Lissoni), che risultano almeno di pari rilevanza rispetto a quelli insistenti sulla porzione del comparto pubblico (Calzaturificio Borri).

Un’ultima nota a riguardo: si ritiene di primaria importanza la conservazione delle ciminiere, un tempo molto diffuse nella “Manchester d’Italia” ed oggi pressochè scomparse.

Nel progetto proposto, la più alta delle due esistenti nel complesso, situata a lato alla porzione “A1” del Borri addirittura “svanisce” negli elaborati grafici tra la Fase 1 e la Fase 2 dell’intervento!!!

3 – Nuove destinazioni compatibili.

L’insediamento delle nuove funzioni, sia per il valore di memoria storica del complesso sia per la localizzazione – oggi unica e irripetibile per Busto Arsizio in quanto prossima al centro, addirittura limitrofa alla sede del Comune, oltrechè comoda per un possibile collegamento ad una rete di “luoghi della cultura” diffusi sul territorio – necessiterebbe una progettualità ed una analisi dei bisogni approfondita; a garantire il buon andamento della nuova struttura – c’è da auspicare che possa essere destinata a scopi culturali – potrebbero contribuire in questo senso Fondazioni, Enti ed Associazioni che a questo dedicano la loro opera (a solo titolo di esempio, si cita il FAI – Fondo Ambiente Italiano).

Come da Verbale di deliberazione (pag. 5): “il Piano di Recupero, in quanto elaborazione di carattere prevalentemente urbanistico, rende volutamente disponibile un ventaglio sufficientemente ampio di possibili destinazioni funzionali fermo restando che, per entrambe le proprietà, vi è la necessità di avviare una successiva fase di approfondimento/verifica di fattibilità degli interventi, sia per gli aspetti di carattere gestionale ed economico/finanziario che in relazione alla necessità di attenta ed accurata verifica degli impatti delle nuove funzioni sul contesto di riferimento”.

E ancora “detti approfondimenti possono essere efficacemente condotti solo se effettuati a fronte di precise e specifiche previsioni progettuali; in ogni caso, l’insieme delle destinazioni prospettate per l’Ambito 2 risponde sia all’intendimento di garantire una plurifunzionalità all’intero comparto di intervento, sia alla volontà di selezionare destinazioni tra loro coerenti e compatibili”.

Vengono lasciate troppe variabili ancora libere che denotano assenza di programmazione e progettualità a lungo termine.

4 – La viabilità.

L’obiettivo della tutela viene messo a rischio anche per la possibilità di insediamento nell’area di una struttura commerciale (fino ad una MSV3) con una superficie di vendita massima pari a 2.500 mq. (quindi escludendo da tale superficie tutte le ulteriori superfici accessorie, i magazzini, etc.) che si ritiene un forte catalizzatore di traffico.

Insediamento ben poco “compatibile” con il contesto che, vista la localizzazione e la mancanza di una seria analisi di confronto con il Piano del Traffico, andrà a congestionare in modo significativo la già precaria situazione della viabilità: il tratto di viale Duca d’Aosta – asse di scorrimento più prossimo al centro storico – è molto spesso già congestionato, così come lo è la viabilità locale circostante.

5 – Mantenimento del verde.

Si ritiene che debba essere mantenuta almeno la superficie a verde oggi esistente senza che questa sia compromessa / ridotta da un ulteriore consumo di suolo.

La prevista formazione di “Area per l’insediamento di funzioni di interesse pubblico” (nella Fase di intervento 3) che, nelle intenzioni di Piano, arriverebbe fino quasi a lambire l’asse di via Pisacane – in aggiunta alla porzione ricostruita del “Parco attrezzato coperto” – comporterebbe invece una notevole riduzione del verde.

6 – Cessione di aree per servizi.

Dal Verbale di deliberazione (vedi pag. 11): “la consistenza delle dotazioni pubbliche previste all’interno del Comparto A consente all’Amministrazione Comunale di valutare la possibilità di consentire la monetizzazione ai sensi dell’art. 46 della L.R. n.12/2005 e s.m.i. delle aree non cedute o asservite all’uso pubblico in correlazione agli insediamenti privati previsti nel Comparto B”.

Ciò significa anche che vengono ulteriormente alterati i rapporti dimensionali tra insediamenti e quota a servizi per ciascun abitante insediato.

Si ritiene che l’operatore privato debba invece cedere le aree per la formazione dei servizi senza che tali cessioni possano essere ridotte alla sola monetizzazione.

7 – Proposta di Variante di PGT (nuova perimetrazione dell’Ambito di riorganizzazione della città esistente n.° 2 “Ex Calzaturificio Borri”).

Si ritiene che la stessa perimetrazione dell’Ambito di riorganizzazione della città esistente n.° 2 “Ex Calzaturificio Borri” possa essere rivista in sede di una auspicabile variante di PGT.

La nuova perimetrazione dovrebbe comprendere l’intero isolato compreso tra viale Duca d’Aosta, via Pisacane e via Biancardi, includendo così le aree – oggi non comprese – poste in angolo tra viale Duca d’Aosta e via Mameli, al fine di poter realizzare una programmazione / progettazione complessiva dell’area di più ampio respiro ed una conservazione complessiva dell’ambiente paleoindustriale e liberty.

Per quanto sopra, si ritiene che quanto deliberato sia inammissibile.

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Questa voce è stata pubblicata il 30 dicembre 2015 da in Senza categoria.
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